L’economia è la vera priorità

In tempo di campagna elettorale, la discussione pubblica accelera e si vivacizza, ciò che è senz’altro un bene. Ma il rischio di perdersi nella selva fitta e disordinata di teoremi che propongono una o più soluzioni a quasi tutti i nostri problemi, diventa grande. Basta leggere i giornali o navigare nel mare di internet e dei mass media elettronici per rendersene conto. La stessa cosa avviene ai comizi di partito, durante i quali si ascoltano soluzioni proposte in ordine sparso sulle questioni più disparate, dalla mobilità alla necessità di garantire i deflussi minimi dei nostri fiumi, passando per la nostra identità, il ruolo della famiglia, l’accordo quadro con l’UE eccetera. Ogni candidato si prodiga in consigli sul come affrontare questa o quella sfida in attesa di soluzione. L’importante, sembra, è prendere posizione su qualcosa, su un soggetto qualsiasi, per far conoscere la propria opinione in merito. Molti sono argomenti importanti, beninteso, e fare politica è anche esprimere opinioni su temi scelti d’attualità. Fa parte del gioco elettorale e del resto lo faccio anch’io.

Ora, in questo coro di voci si perde però spesso di vista un aspetto determinante: pur ammettendo che tutti i temi meritino attenzione, alcuni ne meritano di più. La priorità tra i temi è l’ago da non perdere nel pagliaio delle opinioni e delle ricette proposte all’elettorato. E così la domanda che sorge spontanea è una sola: qual è oggi la vera, grande sfida che il Ticino deve affrontare? C’è forse un problema che sta all’origine di molti altri, sul quale dovremmo chinarci con maggior determinazione ed energia? A mio avviso c’è. E da come lo sapremo affrontare dipenderanno le soluzioni di tanti importanti problemi oggi sul tavolo. Il Ticino sta vivendo una trasformazione profonda. Nel secondo dopoguerra il nostro Cantone ha sperimentato una rapida e consistente crescita economica. Un evento senza pari nella sua storia. Un Cantone che aveva conosciuto il dramma dell’emigrazione si è visto nascere in casa una piazza finanziaria di livello internazionale che ha generato e distribuito, direttamente o indirettamente, una ricchezza di cui tutti, compreso l’ente pubblico, hanno potuto beneficiare. Questa situazione di benessere generata quasi spontaneamente è durata per alcuni decenni, ma oggi purtroppo le cose, volenti o nolenti, sono cambiate e continuano a farlo. Il benessere generale garantito nel passato recente dalla piazza finanziaria non è più assicurato. Tanto che oggi più che mai le nostre scelte politiche diventano determinanti per la tutela del benessere. Perché se un tempo la politica e l’economia cantonale potevano contare a priori su un fondamento solido, oggi le cose stanno diversamente.

Per mantenere il nostro benessere dobbiamo pertanto assicurare all’economia quelle condizioni quadro che le permettano di funzionare al meglio, nell’interesse di tutti noi: le aziende, gli investitori, i lavoratori e le lavoratrici, i liberi professionisti e le loro famiglie. Quando l’economia gira bene tutti ne beneficiamo. Quando rallenta tutti ne soffriamo. Solo un’economia sana ed operativa può creare ricchezza, lavoro e benessere. La politica deve occuparsene prioritariamente. In modo equilibrato, certo, ma consapevole che solo questa è la base su cui è possibile costruire tutto il resto. Garantendo le giuste condizioni quadro, noi dobbiamo permettere all’economia di generare quel benessere al quale non vorremmo doverci disabituare. Tutto il resto ne dipende. È la base del nostro sistema. È un po’ come nella vita di tutti i giorni: con la pancia vuota tutto il resto perde gran parte della sua importanza.

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